BISCHERATE - Prologo e I capitolo
Postato da dike il Martedì, 24 gennaio @ 15:49:10 CET
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PROLOGO
Berkeley (California)- Giugno 2006
Domani ci sarà la cerimonia per la consegna dei diplomi.
Ricordo che quando vedevo queste scene nei telefilm americani, mi veniva da ridere: quei ragazzi con toga e cappello nero, i genitori tutti in ghingheri…
In Italia siamo più scanzonati, spesso cinici.
Dopo avere passato tre anni in America comincio a pensarla diversamente.
Domani si chiude un ciclo della mia vita.
Certo ho solo 21 anni. E’ un po’ presto per fare dei bilanci.
Eppure adesso ripenso a quando, meno di quattro anni fa, ero uno scapestrato liceale toscano.
Da allora ne ho fatte di bischerate…eppure tutte queste bischerate mi hanno portato fin qui!
Alla consegna dei diplomi saranno presenti mia madre e mio padre…entrambi con un altro partner. Succede spesso in America. Nessuno ci fa più caso.
Ci saranno anche nonni, fratelli, sorelle, zii, cugini …Sono venuti in California dall’Italia, dalla Francia, e dallo Stato di New York.
Le vicende della mia famiglia hanno reso questa parentela piuttosto ingarbugliata… ma in America non é tanto raro!
Ci sarà anche mio figlio: ha tre anni!
Questo è certamente più insolito…ma non tanto, in California.
Ci sarà anche la mia ragazza: non è lei la madre di mio figlio…ma sono tutti molto tolleranti in California…
Il fatto é che di bischerate ne sono state fatte tante…e non solo da me.
Per questo ho voluto chiamare questa raccolta dei miei ricordi
BISCHERATE
Ho voluto scrivere in italiano, una lingua in cui ormai non parlo quasi più, ma in cui ancora continuo a pensare.
Non voglio perdere completamente le mie radici italiane, anzi toscane.
Certo tra poco prenderò la cittadinanza americana. Cambierò perfino nome…ma questo lo racconterò dopo.
Prima che i miei ricordi si confondano voglio mettere tutto nero su bianco.
Non ho mai tenuto un diario, ma mi è sempre piaciuto scrivere, e quando mi hanno regalato il primo computer ho cominciato con le e-mail.
Ho trovato molti messaggi che valevano la pena di essere conservati.
Le e-mail che mandavo al mio amico Tom a New York, e soprattutto quelle che inviavo a Jessica, una ragazza che ho conosciuto su Internet, e che non ho incontrato mai.
A lei ho raccontato tutto di me…tranne il mio vero nome (che, naturalmente, non é Luca Rossi!).
Jessica non mi conosceva, e appunto per questo potevo raccontarle tutte le bischerate che combinavo…ed erano tante….
Rileggendo le mie, e le sue e-mail mi é venuto in mente la frase:
La mia vita é un romanzo!
Allora ho pensato: perché non scriverlo veramente questo romanzo?
Intanto ho provato a scrivere qualcosa.
Naturalmente se deciderò di farlo pubblicare non potrò far mettere il mio vero nome nella copertina del libro.
Ma almeno una persona riconoscerà la mia storia!
PARTE PRIMA
Toscana
Capitolo I:
Montetusco (Siena) - Giugno 2002
Fino a 17 anni la vita scorreva abbastanza tranquilla.
Vivevo a Montetusco, una “ridente città” in provincia di Siena, in una villa appena fuori del paese.
E’ inutile cercare la mia città sulle carte. Il nome l’ho appena inventato.
Non potevo mica mettere il vero nome del mio paese, ed essere riconosciuto subito!
Adesso nessuno della mia famiglia abita più lì, ma nelle case e nei bar hanno spettegolato già abbastanza su di me!
La mia famiglia si é trasferita a Montetusco, da Livorno, quando io avevo 8 anni, dopo che mio padre aveva ricevuta la nomina a preside del liceo locale.
Mio padre mi ha sempre spronato a fare di più: mi ha fatto perfino saltare la quinta elementare. Prima di compiere 17 anni, ero già stato promosso in quinta liceo scientifico: lo stesso liceo di mio padre, naturalmente!
Mia madre era molto più giovane di mio padre: aveva interrotto gli studi per dedicarsi alla famiglia. Suo padre era francese, ed insegnava francese in una scuola privata.
Essere figli di un preside non é facile.
Privilegi: nessuno
Doveri: tutti
Mio padre mi spronava anche a darmi da fare nello sport.
Giocavo nella squadra di basket della scuola: non ero il migliore, ma me la cavavo benino.
Non avevo molti amici, a parte Tom.
Tom é americano, e ha solo sei mesi più di me.
Suo padre, Frank Giusti, é molto noto a New York. E’ arrivato in America nel 1965, solo con una valigia di similpelle e un diploma di perito elettronico…
Dieci anni dopo ha creato la “Giusti International” una holding che ora comprende almeno una ventina di società, in America, Asia ed Europa.
Tom ha vissuto a Montetusco dai 9 ai 17 anni (con la madre e il suo secondo marito), in una villa vicino alla mia.
E’ stato Tom che mi ha fatto conoscere i libri di Mark Twain, con Tom Sawyer e Huckleberry Finn.
Lui mi chiamava Huck, quando parlavamo in inglese, e a tutti e due piaceva l’avventura.
Da bambini ci piaceva scorazzare nei campi, nasconderci nelle tombe etrusche, e fare impazzire i nostri genitori.
Quando stavamo in casa era per fare dei videogiochi, o per vedere una cassetta: in genere un film dell’orrore.
Poi abbiamo cominciato a flirtare con le ragazze.
Tom era più disinvolto. Non aveva nessuna difficoltà a comunicare, e concludere.
Io con le ragazze comunicavo fin troppo bene. Ma nascevano sempre delle complicazioni.
Alle ragazze piacevo: ero alto, capelli biondi, occhi azzurri.
Dicevano che assomigliavo a mia madre, che era una gran bella donna.
Dovevo stare molto attento quando facevo dei complimenti ad una ragazza.
Talvolta le mie gentilezze venivano fraintese, o prese troppo sul serio.
Di solito stavo al gioco. Cominciavo scherzando e poi mi ritrovavo a filare anche con due ragazze contemporaneamente, magari “amiche” tra loro.
Le relative “complicazioni” potevano coinvolgere anche i loro ragazzi (o presunti tali!).
Fortunatamente sono grande e grosso, perché ho auto vari scontri, non solo verbali, con qualcuno di loro.
Uno dei mie “rivali” me lo sono trovato come avversario in una partita di basket: siamo stati espulsi tutti e due!
Qualche volta con Tom giocavamo in coppia.
Ma era difficile trovare due ragazze, amiche tra loro, attraenti allo stesso modo.
Di solito finiva che facevamo tutti e due la corte alla più carina. Ma alla fine ci mettevamo d’accordo…
Insomma scherzavo, facevo un po’ lo stronzo, ma di rado andavo più in là di qualche bacetto, e un modesto petting.
Quando ho compiuto 17 anni, ero ancora vergine…ma non per molto!
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